Da Bucarest a Chisinau.

2016
20.09
2. da bucarest a chisinau

 Da Bucarest a Chisinau, Moldova. Sono circa 500 km senza nulla d’interessante. Non sappiamo neppure se la dogana ci farà perdere tempo. Per prudenza decidiamo di fermarci a Focsani, più o meno a metà strada. Il vantaggio ulteriore è che potremo arrivare a Chisinau piuttosto presto guadagnando almeno mezza giornata di lavoro sul quarto progetto. Così partiamo presto (come al solito) e arriviamo presto. Focsani è una cittadina senza infamia e senza lode, ma è piacevole e tranquilla. Troviamo un albergotto confortevole, in cui troneggia una foto con dedica di Toto Cotugno. Trovi difficile immaginare che questo albergo sia un punto di ritrovo per rock star nostrane, ma visto che la dedica è “dedicata” all’albergo, non ci sono dubbi sul fatto che il noto rappresentante della musica italiana abbia avuto qualche rapporto diretto con questo posto. Perciò possiamo affermare che hanno soggiornato qui solo tre italiani, di cui uno era Toto Cotugno. Come dicevo, la città è piacevole. Una gran parte degli abitanti sono Rom, perciò è costellata di donne agghindate con colori vistosissimi e di famiglie che fanno picnic sui marciapiedi. Cerchiamo un supermercato dove comprarci qualcosa da mangiare. La donna cui chiediamo indicazioni lascia tutto quello che stava facendo e ci accompagna. Gentilissima. Per il resto della giornata ci riposiamo e lavoriamo un po’. Domani sarà una giornata pesante.

 Chisinau. Inutile dire che ha la solita urbanistica: lunghissimi viali che convergono verso il centro. C’è un solo albergo economico a tiro della sede della “nostra” ONG. Prevediamo che sarà piuttosto difficile identificarlo. Di solito hanno insegne piccole o ne sono del tutto privi. Quando il GPS ci dice che siamo arrivati cominciamo a guardarci attorno. Sul vialone non c’è nulla. Proviamo sul controviale, il che implica un’inversione a U, che compio con notevole sprezzo del pericolo. Niente neppure sul controviale. Torno un po’ indietro: niente. Vado un po’ avanti: niente. Nel frattempo, visto che fa molto caldo, comincio ad avere la sindrome che tutti i motociclisti conoscono. Finchè guidi non ti accorgi di nulla. Certo, il caldo lo senti, ma non ti pesa troppo. Poi arriva il momento in cui rallenti e allora la sopportazione crolla. Se non mi sfilo la giacca, pantaloni e stivali entro 20 secondi, potrei morire. Però non muoio. Anna chiede a un tassista: l’albergo è un paio di km più avanti, sulla destra. Come riferimento ci dà un ristorante. Altra inversione a U. 2 km più avanti c’è il ristorante, davanti al ristorante c’è una casa. L’albergo è sul retro della casa. Senza le indicazioni del tassista non l’avremmo mai trovato. Ci siamo, ma la stanza non è pronta: altra mezz’ora abbondante di sauna. Alla fine scarico tutto e porto i bagagli al secondo piano (chissà perché non ci danno mai una stanza al pianterreno). Accendo il condizionatore a palla e mi faccio una doccia. Appena ho rimesso la temperatura a un livello accettabile, mi viene una fame orribile. Scendiamo e, visto che c’è il ristorante proprio sotto, pranziamo lì. Bene. Ora va meglio. Non ci resta che chiamare la persona di riferimento: arriva dopo tre minuti. Facciamo una prima riunione di coordinamento e stabiliamo l’agenda per i giorni successivi. Verso sera ci rimane il tempo per andare in centro a piedi. Passeggiata lunga e non molto interessante. La piazzona centrale è più o meno la solita. Giardino centrale, palazzo del governo da un lato, monumenti al centro. Davanti la palazzo del governo c’è un presidio fisso che protesta contro il furto di 3 miliardi di euro, perpetrato a danno delle casse dello stato meno di un anno fa.

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