ZAMBIA 2.

2019
13.01

Livingstone – Lusaka. 582 km.

Sveglia alle 6. Alle 7,30, accendiamo la moto e ce ne andiamo. Del viaggio c’è assai poco da raccontare: un disastro di chilometri con un unico centro abitato dove riusciamo a fare una specie di colazione. Non piove ma, appena entrati a Lusaka, si aprono le cateratte. L’albergo è molto decentrato però è piuttosto buono. All’ingresso c’è una pensilina dove lascio la moto al riparo mentre prendiamo possesso della stanza. Non faccio nemmeno tempo a mettermi sotto la doccia che mi chiamano dalla reception: devo spostare la moto. Vado, ma sono già pronto a litigare. Che cavolo di fastidio può dare una piccola motoretta sotto una pensilina dove potrebbe trovare riparo anche un jumbo jet? Alla reception mi riceve, con tanto di biglietto da visita, la direttrice. Devo spostare la moto dal portico alla sala conferenze, dove sarà senz’altro più sicura. Ringrazio sentitamente, mi infilo nella sala conferenze e parcheggio la moto su un lucidissimo pavimento di marmo. Ora ci resta il problema della cena. Arriviamo al supermercato dopo almeno un’ora di cammino lungo viali interminabili, marciapiedi fangosi e muri altissimi, interrotti da qualche raro cancello (sempre chiuso). Di tanto in tanto c’è qualcuno, seduto a terra, che vende banane, fazzoletti di carta o qualche stupidaggine tipo lecca-lecca, chewing gum, biscotti. Il traffico è inesistente e anche i pedoni sono rari. Qui serve la descrizione delle città africane nate durante il colonialismo. Sono divise in “quadre”. Ad ogni quadra. corrisponde una residenza ma, visto che le quadre sono molto grandi, sono diventate dei piccoli quartieri, circondati da altissimi muri, sovrastati da filo spinato. Ovviamente, questa descrizione vale solo per le zone ex-bianche, ora residenza dei potenti locali. Dal punto di vista del paesaggio, il risultato è senz’altro deprimente.

Il giorno successivo lo spendiamo per risolvere il problema di una scheda telefonica tarocca acquistata a Livingstone. Lungo viaggio in taxi fino al “super centro commerciale” dove c’è anche la compagnia telefonica. Il problema lo risolve Anna, in maniera del tutto misteriosa e senza spese. Purtroppo piove a dirotto e la cosa mi mette di cattivo umore: domani ci aspettano altri 600 chilometri in mezzo al nulla. Insomma: se il tempo si mantiene così, sarà una gran brutta giornata.

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2019
13.01

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